I Ghiacciai – di Er Farco

Me sento come ‘n cane sur ciglio de ‘na strada:
cresciuto, venerato e de botto abbandonato.
Lascio che l’amore, incompiuto, se ne vada.
Essere me stesso m’ha escluso, imprigionato.

Non fatte grandi idee, non vive più de sogni.
Tanto, già lo sai, non vinceranno mai…
Prima che stai male, prima che te ‘nfogni,
porta nelle vene er freddo dei ghiacciai.

Me sento come ‘n lupo trovato massacrato
dentro la sua tana, bruciata, sconsacrata.
Lascio che la notte scavi il mio fossato:
‘na madre co’ la pala, che piagne disperata.

Dimentica l’incanto, uccidi le utopie.
Tanto, mo lo sai, non vinceranno mai…
La vita è ‘n ospedale e nelle sue corsie
malati, noi, in attesa der crollo dei ghiacciai.

Me sento come ‘n farco che cerca la rovina,
buttandose in picchiata su scogli intimoriti.
Er mare, tormentato, da sotto me se ‘nchina.
Invoca le sue onde. I demoni riuniti.

Er bimbo che sei stato ner buio resterà.
Col tempo morirà. Lo dimenticherai.
Se sete soffrirai la pioggia non cadrà
a sciogliere ner sangue er pianto dei ghiacciai.

[Kyle Thompson]

[Kyle Thompson]

avatar Er Farco (19 Pubblicazioni)

Labile. Instabile. Fragile.



24 commenti su “I Ghiacciai – di Er Farco

  1. La poesia è bella Falco….ma io…personalmente….non mi arrrendo. ..e l’incanto…non lo vojo butta ‘ via. ……sarebbe come dire…avete vinto…e non lo dirò mai…piuttosto me schianto de petto su tutto il marcio…ma nessuno mi toglierà mai fede speranza incanto sogni e forza.

  2. Er cane abbandonato’ nun piagne alla notte e alla solitudine aspetta paziente chi lo raccoje da la strada,lo cura e lo accudisce,lo fa cresce di nuovo,lo fa tornà a vive.Le grandi idee possono cambià er futuro,n’cè piú pazzo de chi è convinto de poté cambià ‘sto mondo malato,ma i pazzi so’ la sanità de sta’umanità.Er lupo morente nun molla,lascia ar monno n’eredità,na’ cucciolata,che n’giorno sarà n’branco,co na’ coscienza,e dei valori,che porteranno e memorie der lupo.Er farco che scende n’picchiata,nun mira a li scogli,ma alla preda poco piú in là,nun cade per’ morire,ma per tornare a sbeffeggia er cielo vittorioso! Er bimbo che c’hai dentro,nun piagne,nun soffre,nun sta’ solo ar buio,è come n’fiore,pronto a sboccià dar cemento,pe’ risplende’ insolente alla faccia der sole che lo illumina…”semo lacrime d’oro,che bagnano er cemento,semo poeti senza gloria,che vivono er momento”…Boia chi molla!

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