[Marta]

Basta parlare di noi. Basta parlare di te, uomo tra gli uomini.
Oggi, voglio parlare di me, solo per oggi.
Voglio sentirmi dire da quel ragazzo che ogni mattina va a lavoro con la bici,
con la sua sfrecciante bici arancione,
che questo taglio mi sta bene. Questo colore mi dona.
Non voglio stare agli angoli dell’attenzione,
voglio essere la luce che illumina un sorriso,
breve, sfuggente, abbracciato da una parola sussurrata.
Voglio essere com’è la nuvola per quel bambino
che, ai lati di un parco deserto, la segue
e le dà un nome, una forma, le si affeziona,
prima di lasciarla andare via,
col vento.
Voglio essere quel vento.
Voglio essere il vento che porta il ragazzo con la bici a lavoro, ogni mattina.
Voglio essere l’onda del mare che spinge quel vento
a visitare le vite, a solleticare la terra e disperdere la carta di città
di questo meraviglioso mondo che abitiamo.
Voglio essere me stessa,
pur con i timori e i fremiti
dell’essere poetessa.
Basta parlare di desideri. Basta parlare di me.
Torniamo a parlare di noi, e di te, uomo tra gli uomini.
Noi distanti in uno stesso letto.
Noi che facciamo colazione in un bar di Garbatella,
troppo tardi per avere cornetti caldi,
troppo tardi per credere che l’alba possa essere fredda,
anche lei,
e troppo presto per prendere già strade diverse.
Noi che ci fermiamo ad osservarci.
Con gli occhi ti ho chiesto di mettere giù quel telefono.
In fondo è solo un telefono.
Perché non abbiamo fatto l’amore stanotte?
È uno sciocco contegno quello che spinge,
noi sciocche piccole donne,
a uno sciocco silenzio.
E torno ad osservare quelle nuvole, sempre pronte
a darmi una forma, morbida dolce chiara forma.
Vedo un pescatore che pesca senza lago,
e aspetta senza attesa, e sogna senza sogni.
Vedo l’idea di me, un’idea lontana e passeggera,
che porta la corona di una regina e i bracciali di una cartomante.
Mi vedo governare il nostro regno,
dove siamo noi, unici sudditi, unici re.
Mi vedo donna tra le donne, comprensive, sudate di pianto,
donne che mi ascoltano leggere le carte sottratte al destino.
Mi chiedi quanto zucchero voglio nel caffè e le nuvole si disperdono.
Lo sai bene quanto ne voglio. Ma volevi riportarmi giù.
E se una volta venissi invece su con me?
Questo mi capita, con voi, uomini tra gli uomini,
di non riuscire a portarvi lassù,
lassù dove? mi chiedete.
E io non so rispondere.
Fu su una giostra del luna park che mi innamorai,
per la prima volta,
del mio cavallo di plastica,
incastrato al suolo circolare,
animale costretto, vivente e vissuto.
Quante bambine erano state lì prima di me?
Quante ne saranno venute dopo?
Ma sapevo che il cavalluccio preferiva me.
È solo un po’… come dire, sulle nuvole! diceva mio padre.
Fu alle scuole medie che arrossii per la prima volta
con la consapevolezza di averlo fatto inconsapevolmente.
Federico della III C mi disse Marta non finisci di sbocciare.
Certo, lui era un piccolo poeta, e io la sua poesia.
Vorrei essere una poesia, sempre.
Fu al liceo che conobbi Virginia Woolf e Saffo e le sorelle Bronte,
loro, poesie scritte dal tempo.
Fu durante l’ultimo anno che divenni la salvezza di Bruno,
coatto di Boccea non adatto allo studio,
passandogli inizialmente le versioni di latino
poi piccoli versi in risposta alle sue cavernicole questioni,
scritte su bigliettini strappati dai libri,
e infine baci mattutini in un letto troppo stretto per i nostri cuori,
abbastanza grande per i nostri corpi.
Fu nel viaggio di fine anno a Berlino
che Bruno mi disse – Tu sei già donna.
È ancora una bambina, diceva mio padre.
Vi ho amato, e vi amo sempre, uomini tra gli uomini.
Vi amo come la luna ama le irrequiete increspature delle onde
che le donano freschezza, senza alterare il suo pallore.
Come una foresta ama i suoi fitti alberi,
a lei sposati, coro di voci mute che la abitano.
Vi amo come una nuvola ama tutti quei bambini che la indicano
e le danno un nome e una forma,
prima di lasciarla andare via
col vento.

Marta


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avatar Marta der Terzo Lotto (25 Pubblicazioni)

Mi chiamo Marta e vengo dal Terzo Lotto, quartiere Trullo. Amo le nuvole, la natura e la letteratura. Ho iniziato a scrivere sotto la spinta dell'innamoramento. Per me la poesia, le parole, le canzoni sono tutte articolazioni e organi dell'Amore, senza le quali non potrebbe muoversi né respirare.



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