Novembre/Dicembre 2012 – RomaSì – Intervista a “I Poeti der Trullo”

Intervista a RomaSì

1- Un gruppo letterario nato in un contesto sociale e culturale come quello del Trullo acquista subito un’aura eroica. Com’è nata l’idea e qual è il vostro background?

Inumi Laconico: Il nostro background è diversificato, ognuno di noi porta con sé il proprio bagaglio. La caratteristica che ci accomuna tutti è la curiosità, che ci permette di ampliare i nostri orizzonti e la nostra cultura. L’impresa che abbiamo intrapreso non credo sia poi così tanto eroica se si pensa alla quantità di ragazzi che, come noi e in quartieri come il nostro, sanno esprimersi, fanno arte e musica, o magari aspettano solo il momento per iniziare. Sono molti, ma non si parla di loro.
Per quel che riguarda noi l’idea è nata quasi per gioco, inizialmente c’eravamo io e Er Bestia. Pensammo di aprire un profilo su Facebook e di utilizzarlo solo per scrivere alcune rime estemporanee. Dopo alcuni giorni ci venne voglia di raccontare qualche storia e aneddoto sul nostro quartiere. Ma la voce già s’era sparsa, i contatti aumentavano giorno dopo giorno, stava nascendo un certo interesse intorno a questo primo nucleo originario. Iniziammo questo percorso senza sapere dove ci avrebbe portati. Poi arrivarono gli altri, uno ad uno, e le cose hanno cominciato a definirsi. Abbiamo chiesto ad un’amica che avevamo in comune, Marta, di unirsi. Poi arrivò Er Quercia, una mente straordinaria che produsse i nostri primi testi in prosa. Scovai Er Pinto in rete, grazie a un fortunato intuito. La Gatta e Er Farco vennero poco dopo, chiudendo così il cerchio. Eravamo un gruppo nutrito e variegato, formavamo un piccolo grande mondo e ognuno di noi era un diverso continente, con la propria storia e con il proprio immaginario. Decidemmo di utilizzare la potenza del mezzo Facebook per diffondere qualcosa di nuovo, di nostro, che andava oltre il quartiere che ci aveva dato il nome.

2- Il vostro simbolo è una penna stretta in un pugno, quasi un’immagine di forza e resistenza. Quale pensate debba essere il ruolo della poesia, almeno della vostra, nella società di oggi?

Inumi Laconico: Non basta resistere. Ci vuole azione, e la nostra azione si chiama poesia. Il ruolo della nostra poesia è tra i ragazzi, tra i ventenni che ci leggono e ci seguono e che probabilmente vedono in noi un riflesso delle proprie speranze o inquietudini. La cosiddetta società di oggi non lascia spazio a chi sa perdersi, a chi ha un’idea, a chi vuole urlare la propria esistenza; la cosiddetta società di oggi crea talenti con strutturate catene di montaggio che sanno realizzare il prodotto perfetto. Noi ci collochiamo agli antipodi di quel prodotto, siamo anti-televisivi, spontanei, autentici. E non leggiamo Moccia.

Er Pinto: Fare poesia nel 2012 significa prima di tutto riuscire a dare un ruolo a quello che scrivi attraverso un mezzo che sotto alcuni aspetti potrebbe sembrare anacronistico ma non lo è affatto. Se riesci a dare un ruolo alla poesia hai nella causa anche l’effetto. Scrivere una poesia è trasmettere delle sensazioni, suscitare interesse, stimolare, provocare, denunciare. Talvolta semplicemente alleggerire una giornata intensa attraverso qualche verso ironico o satirico. Se oltre a comporre dei versi in rima non trasmetti nulla non stai facendo poesia.

Er Quercia: Vorrei che la poesia, intesa anche come riflessione o narratrice di storie, fosse un invito a fermarsi e pensare, smuovesse gli animi, scuotesse le menti, perché chi legge esca dal proprio torpore. La poesia può fare per il quartiere ciò che molte istituzioni non sono riuscite a fare: nel linguaggio e nei temi dei nostri versi ci sono le persone reali, quelle che incontri quando cammini per strada. Chi ci legge si immedesima, si riconosce, e magari, tra una risata e una lacrima, si ferma a pensare, rafforza un valore, cambia idea su un argomento. E diventa più umano.

La Gatta: Raccontare la vita, le storie che nascono nel quartiere e quelle che vivono dentro di noi.

Marta der III lotto: Io credo che il ruolo della nostra poesia sia quello di passeggiare con delicatezza tra i cuori dei lettori che abbiamo raggiunto e di quelli che verranno. Nel nostro gruppo convivono sette diverse anime e ognuno di noi è amato e letto da qualcuno, siamo come invisibili sentieri percorribili, ognuno sceglie il proprio, quello che dobbiamo fare è soltanto farci attraversare, aprire le porte delle nostre emozioni e lasciare che gli altri entrino, dopo aver lasciato fuori le proprie giornate pesanti, come fossero scarpe sporche.

3- Il contesto popolare che si respira al Trullo ha una doppia anima: da una parte il fascino del vero, del reale e, dall’altra, la miseria e l’ignoranza. La vostra posizione è di critica o di esaltazione? Quali sono, secondo voi, i limiti del quartiere?

Er Pinto: Se non facessi delle critiche al mio quartiere sarei un ipocrita. La miseria e l’ignoranza ci sono, nonostante oggi come oggi quasi tutti hanno la possibilità di andare a scuola o farsi una posizione.
Spesso l’ignoranza e la miseria sfociano nella criminalità e quindi in un circolo vizioso che poi rende alcuni quartieri di Roma più malfamati rispetto ad altri.
La cronaca nera è, ma probabilmente lo è sempre stata, una buona fonte d’ispirazione per scrittori e registi: se vogliamo citare Romanzo Criminale, Vallanzasca oppure Et in terra pax, dove vediamo veri e propri spaccati della società.
Il fascino del vero e del reale lo trovi nel modo in cui le persone si approcciano, in quella romanità che man mano sta scomparendo. Il “parla come magni” , l’essere schietti, sinceri, semplici non è per niente in connessione con l’ignoranza di cui parlavamo prima. Un pluri-laureato che è cresciuto al Trullo, non dimenticherà mai come inserire un “limortaccitua” nel giusto contesto.

Er Quercia: Noi raccontiamo la realtà e nella realtà ci sono anche miseria e ignoranza. Sulla miseria non possiamo farci niente, ma sull’ignoranza sì: raccontandola proviamo ad estirparla, conservando però i valori e i tratti più genuini di quella stessa realtà.

Inumi Laconico: Nessuna critica e nessuna esaltazione. Vorrei arrivare al punto di descrivere semplicemente la realtà, così frammentata e irregolare come si presenta ai miei occhi. L’ignoranza del quartiere è una sana ignoranza, quella di chi non ha studiato ma ha già radicato in sé un sistema di valori decisamente romantico. La miseria non fa parte di queste zone, si è trasferita e allontanata in zone ancora più periferiche. Finché ci saranno famiglie che lottano fino all’ultimo giorno del mese per portare avanti, nel modo più dignitoso, il proprio sostentamento e l’educazione dei propri figli, sarà impossibile parlare di miseria. Per quel che riguarda i limiti del quartiere, potrei individuarne alcuni come residente, che sono poi gli stessi di molti altri quartieri romani, ma come poeta, o aspirante tale, non vedo alcun limite a questo quartiere, nessuna barriera, nessuna rete.

Er Bestia: Me ne rendo conto dopo, dopo che ho scritto e letto, che la mia posizione è di esaltazione. Esalto la parte più vera e reale del quartiere, ma esalto anche la parte coatta e ignorante, me appartiene, io sono in un certo senso il risultato di quella ignoranza “sana”. Non saprò nulla de letteratura o de filosofia, conosco poco la storia, ma damme un pezzo di carta e ‘na penna, damme ‘na notte stellata, damme ‘na serata in bòna compagnia, e esce fuori la parte più vera de me, esaltata e romantica. È questo che a me piace descrive, il romanticismo e la passione che gonfia un còre coatto come il mio e quello dei miei amici.

4- Perché avete iniziato a scrivere? (motivazioni intime, esperienze di vita, un episodio che vi ha illuminato etc)

Inumi Laconico: Prima di creare il gruppo PdT già avevo scritto qualcosa. È sempre stata un’esigenza. Non credo ci sia mai stato un episodio in particolare, queste sono cose che si sanno, da subito, si sentono. Durante l’infanzia e l’adolescenza trascorsa a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 ho accumulato tante immagini e storie, grazie ai movimenti e alle evoluzioni di un quartiere perduto e criminale com’era il Trullo a quei tempi, e sento di possedere questo bagaglio di realtà a cui attingo con calma e discrezione. Ma sono sicuro che un giorno esploderà. Sono convinto che tutte le cose migliori di noi sette Poeti der Trullo ancora devono essere scritte.
Credo che l’unico di noi che ha iniziato a scrivere in seguito a un episodio specifico, e drammatico, sia Er Farco, che però non partecipa mai alle interviste. Chi vorrà sapere qualcosa di più su di lui dovrà andare a scovarlo e leggerlo sulla nostra pagina.

Marta der III lotto: La prima volta che ho scritto qualcosa fu per il mio ragazzo, che mi aveva delusa e oltretutto abbandonata. Riuscii a dare così tanto spazio, con la scrittura, alla mia malinconia e al mio sentimento che capii che in futuro non avrei potuto fare altrimenti. Divenne una cura per il mio cuore calpestato ma anche un augurio per una nuova storia sbocciata. Per me la poesia, le parole, le canzoni sono tutte articolazioni e organi dell’Amore, senza le quali non potrebbe muoversi né respirare.

Er Quercia: Avevo bisogno di un luogo dove il bene e il male potessero incontrarsi. Un posto che potesse essere sempre diverso. E il foglio bianco mi sembrava perfetto.

Er Pinto: Diciamo che se scrivo poesie devo ringraziare i Poeti der Trullo e in particolar modo Inumi Laconico. Fino a due anni fa non mi sarebbe mai saltato in testa di scrivere poesie, anche se sono sempre stato affascinato dalle rime e dai giochi di parole.
Seguivo la pagina dei PdT su Facebook da quando era agli esordi e partecipavo sul web. Un giorno Inumi mi contattò chiedendomi che cosa ci trovavo di interessante, critiche, giudizi e se volevo provare a scrivere qualcosa, me la buttò lì.
Mandai Er Futbol che dopo la prima condivisione ebbe un gran successo e da quel momento in poi ho continuato! Della serie: il destino ha voluto che…!

La Gatta: A sei anni ho iniziato un diario e da allora non ho più smesso di scrivere. Crescendo ero sempre più attratta dalle relazioni tra il corpo e la mente, dove l’erotismo e la psicologia si uniscono in storie segrete. Molti anni fa ho iniziato a scrivere racconti erotici, ma con i Poeti der Trullo si sono aggiunti ingredienti fondamentali: un tessuto narrativo come il quartiere e persone vere a cui potevo far vivere le mie storie.

Valentina Mariani

novembre/dicembre 2012 – Rivista mensile RomaSì

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